Piante aromatiche e officinali

In passato l’unica possibilità per curare le malattie era utilizzare le piante, per questo era fondamentale distinguerle e conoscere le loro proprietà.
Per questo sono state definite nel tempo “officinali” tutte quelle erbe e piante impiegate nella cura e lavorate nelle officine degli speziali, i laboratori farmaceutici del passato.

Oggi le erbe e le piante officinali sono quelle piante utilizzate per preservare la salute di uomini e animali, che possono essere utilizzate al loro stato naturale in cucina per insaporire le pietanze o per preparare tisane e decotti, per i liquori casalinghi, per preparare oleoliti che hanno diversi utilizzi.
Oppure possono essere trasformati chimicamente per produrre integratori alimentari, cosmetici, farmaci, prodotti per la casa.
Tra le erbe e le piante officinali ve ne sono alcune che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce medicinali e sono tutte quelle che “contengono uno o più organi e sostanze che possono essere utilizzate ai fini terapeutici o preventivi o che sono precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche” da cui derivano preparati farmacologici attivi.
La parte utilizzata per ogni erba o pianta officinale (fogli, fiori, semi, corteccia, radici…) si chiama “droga” e contiene l’insieme dei principi attivi che ne caratterizzano le proprietà e che non sono riproducibili chimicamente, il cui lavoro sinergico garantisce alla pianta una serie di azioni contemporaneamente.

Come detto all’inizio le erbe e le piante officinali hanno accompagnato l’uomo per tutta la sua storia.
Gli egizi utilizzavano rimedi vegetali, in particolar modo sfruttavano le proprietà delle aromatiche che utilizzavano per i processi di mummificazione.

Nell’antica Grecia, le conoscenze sulle erbe e piante officinali si mescolarono con le teorie medico-filosofiche e si basavano soprattutto sulle nozioni contenute nei testi medici scritti da Ippocrate (V secolo a.C.) e in quelli botanici di Teofrasto e successivamente di Dioscoride. A quest’ultimo si deve il primo trattato di botanica farmacologica dell’antichità: l’opera De Materia Medica, ancora oggi, è preso a modello nella stesura degli erbari contemporanei

Dal primo secolo dopo Cristo nascono orti medicali dove si coltivavano piante ed erbe officinali per usi medici e il medico romano Galeno fu il primo a teorizzare ciò che le donne di ogni epoca avevano appreso con l’0esperienza, cioè che l’alimentazione sana ed equilibrata con frutta, verdura e piante officinali era parte fondamentale della salute e delle terapie mediche.

Nel Medioevo gli Arabi inventarono l’alambicco che portò la coperta dell’alcool distillando erbe e piante officinali e permise un forte sviluppo farmaceutico di tinture e distillati. Gli scienziati arabi furono i primi a produrre raccolte ufficiali che contenevano descrizioni di ricette fornite di dosaggi, proporzioni e composizioni chimiche sull’utilizzo e trasformazione delle erbe per preparati medici.

La Botanica intesa come scienza nacque nel ‘500, grazie all’invenzione della stampa i testi prodotti nei secoli vengono diffusi, a Padova viene istituita la prima cattedra di botanica sperimentale e nel ’700 lo studio delle piante diventa disciplina scientifica a tutti gli effetti.

La prima creazione di una molecola in laboratorio a partire da un principio attivo naturale, segna la nascita della farmacologia moderna, che utilizza prodotti di sintesi che imitano i principi attivi vegetali. La ricerca botanica e quella chimica vegetale si sposta nel campo della fitoterapia e dell’omeopatia, la ricerca botanica e quella chimica vegetale continuano a compiere studi sulle sostanze contenute nelle piante e utilizzate dall’uomo in ogni tempo e luogo della sua storia.

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